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Team LOCRAI12 min di lettura

Come collegare l'estrazione documentale al tuo gestionale

Export, webhook o API: tre modi per far arrivare i dati dove servono, senza copia-incolla.

Estrarre i dati è metà del lavoro. L'altra metà è farli arrivare nel sistema giusto, nel formato giusto, al momento giusto. Qui le strade sono sostanzialmente tre, e si scelgono in base a quanto vuoi automatizzare — e a quanto il tuo ERP è aperto all'esterno.

Molti progetti falliscono non perché l'OCR sbaglia, ma perché l'integrazione è un afterthought: file scaricati a mano, import il martedì sera, eccezioni gestite su Excel. Il livello giusto di automazione è quello che elimina l'ultimo copia-incolla rimasto, senza costruire un castello di middleware fragile.

Prima domanda: push o pull?

Push: il sistema di estrazione ti avvisa quando i dati sono pronti (webhook). Pull: il tuo gestionale chiede periodicamente «c'è qualcosa di nuovo?» (API o export schedulato). Il push è più reattivo e adatto a processi event-driven; il pull è più semplice da debuggare e va bene quando l'import nel ERP è già batch notturno.

1. Export su file

Il modo più semplice: i dati estratti diventano un file CSV, JSON o XML pronto da importare. Una riga per voce, formati pensati per ERP e CRM. Funziona bene quando l'import nel gestionale è un'operazione periodica e supervisionata.

Punti di attenzione: encoding (UTF-8), separatori decimali, mapping campi obbligatori del gestionale, gestione errori di import (file di scarto). Anche con l'export manuale, si guadagna tantissimo se il file è già pulito e validato a monte — niente più digitazione, solo conferma import.

2. Webhook

Un passo più in là: ogni volta che un documento viene elaborato, esportato o messo in revisione, il tuo sistema riceve una notifica firmata. Niente polling, niente attese: i dati arrivano nel momento esatto in cui sono pronti, con un log di consegna e tentativi automatici se qualcosa va storto.

I webhook funzionano bene con un microservizio intermedio: ricevi l'evento, validi la firma HMAC, recuperi il payload completo via API, trasformi nel formato del gestionale, chiami l'endpoint interno. È il pattern tipico quando l'ERP non espone API pubbliche ma accetta import da un connettore vostro.

  • Eventi tipici: document.processed, document.exported, document.review_required
  • Retry con backoff se il vostro endpoint è giù
  • Idempotenza: lo stesso evento non deve creare doppie registrazioni

3. API

Il controllo completo: invii i documenti, interroghi lo stato e recuperi i dati a richiesta, direttamente dal tuo applicativo. È la via giusta quando l'estrazione è un ingranaggio di un processo più grande e vuoi orchestrarlo tu — anche con connettori su misura.

Con le API puoi integrare nel flusso esistente: l'utente carica da portale fornitori, il backend invia a LOCRAI, attende o riceve webhook, scrive su coda per ERP. Utile anche per RPA legacy: lo script non «legge» il PDF, chiama l'API e ottiene JSON strutturato.

Mapping, idempotenza e gestione errori

Qualunque sia il canale, tre principi valgono sempre. Mapping esplicito tra campi estratti e campi ERP — documentato, versionato. Idempotenza: stesso documento inviato due volte non deve duplicare registrazioni. Gestione errori: se l'import fallisce, il documento resta in stato «da riprocessare» con messaggio chiaro, non sparisce nel nulla.

La regola d'oro: scegli il livello di integrazione più semplice che elimina l'ultimo copia-incolla rimasto.

Percorso tipico di maturità

Fase 1 — Export CSV settimanale, revisione umana su eccezioni. Fase 2 — Export giornaliero automatizzato + webhook per notifiche. Fase 3 — API end-to-end con connettore ERP. Molti clienti restano felicemente in fase 2 per anni; non c'è obbligo di arrivare alla 3 se il volume e il processo lo consentono.

Spesso si parte dall'export e si arriva ai webhook quando i volumi crescono. Non c'è una scelta sbagliata — c'è solo quella adatta al punto in cui sei adesso, e alla capacità del tuo team IT di mantenerla. Le guide API partono da Autenticazione.

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